
Bertagna, Ivani, Frateschi, Del Padrone, Dura. Sono i 5 ex Primavera che domenica scorsa erano in campo nell’ultima parte di Spezia-Pro Settimo. E dire che non erano a disposizione Cintoi, Ferdani e Triglia, altrimenti la pattuglia di aquilotti provenienti dal florido vivaio spezzino dell’ultimo periodo prima del fallimento sarebbe stata ancora più nutrita. Un vero riconoscimento, nei fatti, per tutti coloro che hanno fatto parte del settore giovanile, ma quando si parla di questo argomento non si può non pensare ad un personaggio che alla fine è rimasto fuori dal nuovo Spezia. Ovvio il riferimento a Gladis Conti, ex responsabile del settore giovanile del club bianco e uomo decisivo nel contatto che ha portato Iacopetti ed il patron Volpi sulle rive del Golfo.
Che effetto ti fa vedere così tanti ragazzi provenienti dalle giovanili proiettati in prima squadra? “Intanto –inizia Gladis- mi fa molto piacere che trovi sempre più spazio anche Dura perché è un elemento che possiede colpi importanti e, se supportato nel modo giusto, con fiducia, può diventare un calciatore. Poi molto bene anche Ivani, Cintoi, Frateschi e gli altri. Però voglio essere sincero: io questi ragazzi li ho trovati già nel settore giovanile. Se ho un piccolo merito è solo quello di averli messi in mano ad allenatori capaci, che hanno insegnato loro permettendogli di crescere negli anni”.
Sei forse il grande escluso del nuovo Spezia. Cosa è successo veramente tra te e Iacopetti per determinare il tuo mancato ingresso nella nuova società?
“Quando Iacopetti ha avuto il primo contatto con Spezia e con lo Spezia, il sottoscritto era il punto di riferimento in città. E’ normale che un personaggio che arriva da fuori per rilevare la squadra abbia bisogno di appoggio per muovere i primi passi nella nuova realtà. Ai primi di Agosto Iacopetti è venuto a Spezia e pensavo di essere la prima persona alla quale avrebbe assegnato un incarico, ma così non è stato. In seguito allora ho fatto io il passo chiedendogli se avesse pensato ad un incarico da assegnarmi ma non ho ricevuto nessuna risposta. Così, il 14 Agosto in occasione della presentazione della squadra alla stampa, non mi sono presentato al Picco”.
Ti sei spiegato il perché di un tale atteggiamento?
“Ho avuto la sensazione che Iacopetti intendesse ricoprire in prima persona i ruoli chiave a livello dirigenziale. In seguito ci siamo dati un appuntamento per il martedì successivo per chiarire la situazione ma, dopo diverse ore di attesa al Picco, il nostro colloquio ha portato ad un nulla di fatto: io ho espresso a Iacopetti le mie perplessità rispetto alla sua volontà di un mio coinvolgimento e lui non mi ha fatto nessuna proposta concreta”.
Ma in che ruolo ti saresti visto nella nuova società?
“Avevamo approntato un progetto che prevedeva un mio coinvolgimento per la gestione dei giovani all’interno della prima squadra visto che, con lo Spezia in Serie D dove vige l’obbligo di schierare gli ‘under’, l’importanza dei ragazzi diventava fondamentale. So che in giro si diceva che io volessi fare il Direttore Sportivo ma questo non è assolutamente vero. Poi, una volta saliti in C2 (perché Spezia deve togliersi da questa categoria in un batter d’occhio), sarei tornato a tempo pieno al settore giovanile”.
In giro si dice che tu abbia chiesto ai tuoi collaboratori del settore giovanile di non restare…
“Questo è falso. Non ho mai chiesto a nessuno di venire via, ognuno ha fatto le proprie scelte liberamente. Semmai sono rimasto un po’ deluso non tanto dalla loro decisione quanto dall’atteggiamento nei miei confronti che poteva essere diverso. In questi anni li ho sempre considerati collaboratori di primo piano e tutte le decisioni venivano discusse insieme, a livello collegiale. Quando prendevo una decisione tenevo sempre conto dei miei collaboratori”.
In definitiva, quindi, oltre al tuo ruolo, cosa prevedeva il progetto che avevate studiato?
“Il progetto era così fatto: Rutigliano si sarebbe occupato della scuola calcio, Spinosa mi avrebbe supportato facendo da tramite tra me ed il settore giovanile. Sarebbero rimasti praticamente tutti gli allenatori ed avremmo fatto anche una squadra per il campionato Juniores Regionali. Caporilli? Attualmente lui è il direttore organizzativo ma, se ho capito bene, le sue mansioni non sono altro che quelle di un team manager. Nel nostro progetto lui avrebbe dovuto affiancare o sostituire Gusberti come segretario generale, un ruolo che ha ricoperto per anni nel settore giovanile e per il quale, a mio parere, ha le capacità e l’esperienza giuste”.
Allo stato attuale delle cose un tuo rientro è assolutamente da escludere?
“Guarda, io non escludo mai niente. Non porto rancore verso nessuno, ma è chiaro che bisognerebbe parlarsi e chiarirsi. Io credo di non aver fatto del male a nessuno e di essermi sempre comportato in maniera professionalmente ineccepibile. Allo stesso tempo Spezia mi ha aiutato a crescere perché è una piazza importante e proprio per questo credo che in Serie D debba restarci giusto il tempo di un campionato: lo merita la piazza, lo meritano i tifosi che non hanno abbandonato la squadra nemmeno dopo il fallimento”.
Neanche un sassolino da toglierti?
“Beh, diciamo che ho riscontrato come per molte persone sia più importante farsi vedere che appartenere realmente ad un progetto. Io negli ultimi anni, anche quelli della B, credo di essere venuto pochissime volte al Picco perché ero in giro per i vari campi per stare vicino ai ragazzi della giovanile. Per altri però è più importante farsi vedere all’esterno…”.
Che effetto ti fa vedere così tanti ragazzi provenienti dalle giovanili proiettati in prima squadra? “Intanto –inizia Gladis- mi fa molto piacere che trovi sempre più spazio anche Dura perché è un elemento che possiede colpi importanti e, se supportato nel modo giusto, con fiducia, può diventare un calciatore. Poi molto bene anche Ivani, Cintoi, Frateschi e gli altri. Però voglio essere sincero: io questi ragazzi li ho trovati già nel settore giovanile. Se ho un piccolo merito è solo quello di averli messi in mano ad allenatori capaci, che hanno insegnato loro permettendogli di crescere negli anni”.
Sei forse il grande escluso del nuovo Spezia. Cosa è successo veramente tra te e Iacopetti per determinare il tuo mancato ingresso nella nuova società?
“Quando Iacopetti ha avuto il primo contatto con Spezia e con lo Spezia, il sottoscritto era il punto di riferimento in città. E’ normale che un personaggio che arriva da fuori per rilevare la squadra abbia bisogno di appoggio per muovere i primi passi nella nuova realtà. Ai primi di Agosto Iacopetti è venuto a Spezia e pensavo di essere la prima persona alla quale avrebbe assegnato un incarico, ma così non è stato. In seguito allora ho fatto io il passo chiedendogli se avesse pensato ad un incarico da assegnarmi ma non ho ricevuto nessuna risposta. Così, il 14 Agosto in occasione della presentazione della squadra alla stampa, non mi sono presentato al Picco”.
Ti sei spiegato il perché di un tale atteggiamento?
“Ho avuto la sensazione che Iacopetti intendesse ricoprire in prima persona i ruoli chiave a livello dirigenziale. In seguito ci siamo dati un appuntamento per il martedì successivo per chiarire la situazione ma, dopo diverse ore di attesa al Picco, il nostro colloquio ha portato ad un nulla di fatto: io ho espresso a Iacopetti le mie perplessità rispetto alla sua volontà di un mio coinvolgimento e lui non mi ha fatto nessuna proposta concreta”.
Ma in che ruolo ti saresti visto nella nuova società?
“Avevamo approntato un progetto che prevedeva un mio coinvolgimento per la gestione dei giovani all’interno della prima squadra visto che, con lo Spezia in Serie D dove vige l’obbligo di schierare gli ‘under’, l’importanza dei ragazzi diventava fondamentale. So che in giro si diceva che io volessi fare il Direttore Sportivo ma questo non è assolutamente vero. Poi, una volta saliti in C2 (perché Spezia deve togliersi da questa categoria in un batter d’occhio), sarei tornato a tempo pieno al settore giovanile”.
In giro si dice che tu abbia chiesto ai tuoi collaboratori del settore giovanile di non restare…
“Questo è falso. Non ho mai chiesto a nessuno di venire via, ognuno ha fatto le proprie scelte liberamente. Semmai sono rimasto un po’ deluso non tanto dalla loro decisione quanto dall’atteggiamento nei miei confronti che poteva essere diverso. In questi anni li ho sempre considerati collaboratori di primo piano e tutte le decisioni venivano discusse insieme, a livello collegiale. Quando prendevo una decisione tenevo sempre conto dei miei collaboratori”.
In definitiva, quindi, oltre al tuo ruolo, cosa prevedeva il progetto che avevate studiato?
“Il progetto era così fatto: Rutigliano si sarebbe occupato della scuola calcio, Spinosa mi avrebbe supportato facendo da tramite tra me ed il settore giovanile. Sarebbero rimasti praticamente tutti gli allenatori ed avremmo fatto anche una squadra per il campionato Juniores Regionali. Caporilli? Attualmente lui è il direttore organizzativo ma, se ho capito bene, le sue mansioni non sono altro che quelle di un team manager. Nel nostro progetto lui avrebbe dovuto affiancare o sostituire Gusberti come segretario generale, un ruolo che ha ricoperto per anni nel settore giovanile e per il quale, a mio parere, ha le capacità e l’esperienza giuste”.
Allo stato attuale delle cose un tuo rientro è assolutamente da escludere?
“Guarda, io non escludo mai niente. Non porto rancore verso nessuno, ma è chiaro che bisognerebbe parlarsi e chiarirsi. Io credo di non aver fatto del male a nessuno e di essermi sempre comportato in maniera professionalmente ineccepibile. Allo stesso tempo Spezia mi ha aiutato a crescere perché è una piazza importante e proprio per questo credo che in Serie D debba restarci giusto il tempo di un campionato: lo merita la piazza, lo meritano i tifosi che non hanno abbandonato la squadra nemmeno dopo il fallimento”.
Neanche un sassolino da toglierti?
“Beh, diciamo che ho riscontrato come per molte persone sia più importante farsi vedere che appartenere realmente ad un progetto. Io negli ultimi anni, anche quelli della B, credo di essere venuto pochissime volte al Picco perché ero in giro per i vari campi per stare vicino ai ragazzi della giovanile. Per altri però è più importante farsi vedere all’esterno…”.





