
Le parole del diesse Varini al termine di Spezia-Legnano sono ancora fresche. Quel coro (‘tirate fuori i c…oni’) fatto ancora prima che arrivasse il fischio d’inizio non è stato digerito dalla dirigenza spezzina che si aspettava ben altro. Forse è un po’ esagerato parlare di contestazione, visto che a parte quel coro iniziale il sostegno c’è stato, ma di certo a Varini premeva puntualizzare alcuni concetti. Primo fra tutti la richiesta di equilibrio all’ambiente, in un momento in cui la squadra sta soffrendo per i numerosi infortuni e per la necessaria amalgama che, con tanti volti nuovi, non può ancora essere al top.
Ma al di là delle prese di posizione della parte più calda della tifoseria, c’è un dato che deve far profondamente riflettere, vale a dire lo scarso afflusso di pubblico nelle prime due gare interne. Raramente in anni passati, anche bui, si era assistito a gare di inizio campionato così poco frequentate dal popolo bianco. I 2300 spettatori di Spezia-Pro Sesto ed i circa 2200 di Spezia-Legnano sono davvero poca cosa rispetto a quello che questa piazza può dare, sebbene rappresentino dati assolutamente di rilievo se confrontati con quelli dei vari stadi di Lega Pro (sia in Prima che in Seconda Divisione). In realtà, però, i circa 4000 spettatori presenti per Spezia-Verona di Tim Cup sarebbero in controtendenza rispetto a quello a cui stiamo assistendo. E allora? Cosa sta succedendo? Ecco di seguito alcune delle motivazioni che potrebbero essere alla base di questa ‘fuga di tifosi’ dal Picco:
- Le scorie della passata stagione non sono ancora state del tutto metabolizzate. Varini ha invitato tutti a voltare pagina ed ha ragione. Ma per capire il momento a livello ambientale è necessario guardare al recente passato per non commettere più certi errori. Sicuramente la società attuale, che a nostro avviso ha messo insieme un organico di prim’ordine se parametrato alle avversarie del girone, non è ancora riuscita a fare breccia nella tifoseria aquilotta. Questione di appeal, forse di marketing, forse di comunicazione non sempre ineccepibile ma certo tutto ciò, da solo, non può spiegare un calo di quasi 2000 unità rispetto alla prima casalinga di un anno fa contro l’Albese. In Serie D…
- Le nuove norme per acquistare i biglietti rientrano in quel contesto di burocratizzazione del calcio italiano che sta allontanando il pubblico dai campi di calcio. Non è un problema solo spezzino ma è un discorso di livello nazionale che comprende anche permessi per gli striscioni, carta del tifoso, trasferte vietate e partite a porte chiuse. Anche questo incide. Inoltre la novità dei biglietti da acquistare in largo anticipo ha sorpreso in molti, se è vero che parecchi tifosi sono rimasti fuori senza tagliando con le biglietterie chiuse alle 12:30. Inoltre, aggiungiamo noi, gli orari scelti dalla Lega non sono proprio lungimiranti: le 16 il 23 Agosto e le 15 il 6 Settembre sembrano orari studiati per tenere la gente lontana.
- Il momento della tifoseria spezzina è molto delicato. All’interno della curva, ormai è noto, non esiste una linea comune e questo va a discapito della qualità del tifo. Dispiace perché al Picco, più che in altri stadi, l’apporto della parte più calda del pubblico è sempre stato uno spettacolo nello spettacolo. Forse basterebbe poco per ricompattare l’ambiente, chissà. Di certo il clima che si respirava allo stadio nelle ultime due gare interne era ben lontano da ciò che la Curva Ferrovia, ma anche il resto del Picco, sono soliti regalare in termini di pathos.
- Il precampionato, purtroppo, non è stato in grado di stuzzicare i tifosi più scettici. Amichevoli a parte, ed escludendo anche la sconfitta col Verona al termine di una bella prova della squadra di Lombardo, sono arrivate le sconfitte di Noceto e soprattutto quelle nei derby con Lucchese e Carrarese a creare malumore. Certo, a voler essere onesti non si può non ammettere che queste sconfitte sono figlie di scelte ben precise che miravano a salvaguardare i titolari, o presunti tali, in ottica campionato, ma certo soprattutto lo 0-3 con la Carrarese non è stato un bello spot per il ‘prodotto Spezia’.
- La campagna abbonamenti, che pure ha fatto registrare un discreto risultato con oltre 1000 adesioni, è stata forse troppo poco ‘pompata’. Probabilmente era necessario un maggiore impegno sotto il profilo del marketing e dell’immagine anche se a Spezia, al di là degli abbonati, lo stadio si è sempre riempito con l’entusiasmo sia in B che in C2. E proprio qui sta la sfida di dirigenti, giocatori e tecnici: ridare entusiasmo ad una piazza che deve tornare ad essere un valore aggiunto.
Ma al di là delle prese di posizione della parte più calda della tifoseria, c’è un dato che deve far profondamente riflettere, vale a dire lo scarso afflusso di pubblico nelle prime due gare interne. Raramente in anni passati, anche bui, si era assistito a gare di inizio campionato così poco frequentate dal popolo bianco. I 2300 spettatori di Spezia-Pro Sesto ed i circa 2200 di Spezia-Legnano sono davvero poca cosa rispetto a quello che questa piazza può dare, sebbene rappresentino dati assolutamente di rilievo se confrontati con quelli dei vari stadi di Lega Pro (sia in Prima che in Seconda Divisione). In realtà, però, i circa 4000 spettatori presenti per Spezia-Verona di Tim Cup sarebbero in controtendenza rispetto a quello a cui stiamo assistendo. E allora? Cosa sta succedendo? Ecco di seguito alcune delle motivazioni che potrebbero essere alla base di questa ‘fuga di tifosi’ dal Picco:
- Le scorie della passata stagione non sono ancora state del tutto metabolizzate. Varini ha invitato tutti a voltare pagina ed ha ragione. Ma per capire il momento a livello ambientale è necessario guardare al recente passato per non commettere più certi errori. Sicuramente la società attuale, che a nostro avviso ha messo insieme un organico di prim’ordine se parametrato alle avversarie del girone, non è ancora riuscita a fare breccia nella tifoseria aquilotta. Questione di appeal, forse di marketing, forse di comunicazione non sempre ineccepibile ma certo tutto ciò, da solo, non può spiegare un calo di quasi 2000 unità rispetto alla prima casalinga di un anno fa contro l’Albese. In Serie D…
- Le nuove norme per acquistare i biglietti rientrano in quel contesto di burocratizzazione del calcio italiano che sta allontanando il pubblico dai campi di calcio. Non è un problema solo spezzino ma è un discorso di livello nazionale che comprende anche permessi per gli striscioni, carta del tifoso, trasferte vietate e partite a porte chiuse. Anche questo incide. Inoltre la novità dei biglietti da acquistare in largo anticipo ha sorpreso in molti, se è vero che parecchi tifosi sono rimasti fuori senza tagliando con le biglietterie chiuse alle 12:30. Inoltre, aggiungiamo noi, gli orari scelti dalla Lega non sono proprio lungimiranti: le 16 il 23 Agosto e le 15 il 6 Settembre sembrano orari studiati per tenere la gente lontana.
- Il momento della tifoseria spezzina è molto delicato. All’interno della curva, ormai è noto, non esiste una linea comune e questo va a discapito della qualità del tifo. Dispiace perché al Picco, più che in altri stadi, l’apporto della parte più calda del pubblico è sempre stato uno spettacolo nello spettacolo. Forse basterebbe poco per ricompattare l’ambiente, chissà. Di certo il clima che si respirava allo stadio nelle ultime due gare interne era ben lontano da ciò che la Curva Ferrovia, ma anche il resto del Picco, sono soliti regalare in termini di pathos.
- Il precampionato, purtroppo, non è stato in grado di stuzzicare i tifosi più scettici. Amichevoli a parte, ed escludendo anche la sconfitta col Verona al termine di una bella prova della squadra di Lombardo, sono arrivate le sconfitte di Noceto e soprattutto quelle nei derby con Lucchese e Carrarese a creare malumore. Certo, a voler essere onesti non si può non ammettere che queste sconfitte sono figlie di scelte ben precise che miravano a salvaguardare i titolari, o presunti tali, in ottica campionato, ma certo soprattutto lo 0-3 con la Carrarese non è stato un bello spot per il ‘prodotto Spezia’.
- La campagna abbonamenti, che pure ha fatto registrare un discreto risultato con oltre 1000 adesioni, è stata forse troppo poco ‘pompata’. Probabilmente era necessario un maggiore impegno sotto il profilo del marketing e dell’immagine anche se a Spezia, al di là degli abbonati, lo stadio si è sempre riempito con l’entusiasmo sia in B che in C2. E proprio qui sta la sfida di dirigenti, giocatori e tecnici: ridare entusiasmo ad una piazza che deve tornare ad essere un valore aggiunto.

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