giovedì 15 ottobre 2009

Lo strano caso di mister D'Adderio


Ha la faccia di chi non vede l’ora di ributtarsi nella mischia, Fulvio D’Adderio. Si definisce non un vincente ma “un invincibile” esattamente come la gente di Spezia, che come lui è “capace di rialzarsi sempre”. Ancora una volta tirava un aria strana nell’area hospitality dello stadio Picco, subito dietro la tribuna e a poche decine di metri dal terreno di gioco. Come pochi mesi addietro, sempre ad una presentazione di un allenatore e sempre nello scetticismo generale, giusto per usare un eufemismo. Allora era Lombardo, adesso si tratta di D’Adderio: dall’altra parte delle cancellate un manipolo più o meno cospicuo che grida il proprio disappunto. Eppure la sensazione forte è quella di un malessere più generalizzato che ha in Lombardo ed in D’Adderio solo le punte di iceberg o se volete più semplicemente dei pretesti. L’amore tra la piazza e l’attuale dirigenza non è scoppiato e chissà se mai lo farà. E non si tratta solo di contestazioni di gruppi o piazze intere; ciò che maggiormente colpisce non è il rumore di chi non è contento, ma il silenzio di chi diserta il Picco.
Ora Lombardo si è fatto da parte e le speranze di vittoria (perché questa squadra deve arrivare prima, ricordiamolo bene) sono legate a D’Adderio. Chi contesta parte da un gesto, o presunto tale, di 21 anni fa per arrivare ad un curriculum che non presenta vittorie. Certo la carriera dell’ex giocatore di Ancona e Reggiana, almeno da tecnico, non è quella di chi ha la bacheca piena di trofei, ma ad onor del vero a Foggia solo un tiro al volo da 30 metri di Rivaldo ad un giro di lancette dalla fine gli impedì di centrare una straordinaria promozione in cadetteria. D’Adderio ha bisogno di partire bene per non rendere ancora più difficile l’impresa. Servono idee chiare e compattezza, ma soprattutto lui, che in campo era un combattente, deve infondere quell’animus pugnandi ad una squadra che sul piano tecnico non avrebbe rivali. Per lui è un’occasione fondamentale, un possibile punto di svolta per la propria carriera: “sono sceso di categoria ma è come se non fosse così perché Spezia è un punto di partenza” e poi confida a taccuini chiusi: “ho 49 anni e 3 figli, eppure sono 2 notti che non dormo in attesa della chiamata decisiva. Ho voglia di rimettermi al lavoro”. Motivazioni e lavoro, lo Spezia riparte da qui con Fulvio D’Adderio. Il nuovo tecnico non ha trovato forse l’accoglienza che sognava ma probabilmente è solo rimasto in mezzo ad un rapporto sfilacciato tra la piazza e la società. Ad aiutarlo potrebbero arrivare una rosa che si sta gradualmente completando dopo i tanti infortuni (e che di certo non hanno agevolato il lavoro di Attilio Lombardo), il rientro di una pedina fondamentale dentro e fuori dal campo come Vito Grieco e magari qualche idea in più ad una squadra che finora non ha mostrato granchè dal punto di vista del gioco.L’auspicio per tutti, anche per chi ora contesta, è che la scommessa che il Direttore Sportivo Varini ha fatto scegliendo D’Adderio possa essere vinta. Del resto Varini aveva scommesso forte anche su Pane a Reggio Emilia. Ora Pane allena in B ad Ascoli e chi ha lavorato con lui giura che si tratta di uno degli allenatori più preparati d’Italia, uno destinato a diventare uno dei tecnici più importanti in circolazione. Lunga vita al fiuto di Massimo Varini…

0 commenti: