
La delicata sfida interna contro il Rodendo Saiano, nome dallo scarso appeal ma squadra dalla grande organizzazione ad oggi seconda solitaria in media inglese dietro l’Alghero, pone lo Spezia davanti ad un bivio importante. Il match si presenta difficile sia per la forza dell’avversario, che possiede tutte quelle caratteristiche tattiche ed atletiche che fin qui hanno messo alle corde i bianchi, sia perché la prestazione contro il Mezzocorona nella gara d’esordio di mister D’Adderio ha di fatto acuito il malessere della piazza. Il passo dalla difficoltà alla crisi è insomma davvero breve. E se fino a questo momento i risultati bene o male avevano mascherato prestazioni non sempre all’altezza, ora il rischio è quello di avere una classifica che si vada ad allungare nonostante l’equilibrio imperante. In settimana D’Adderio ha parlato molto alla squadra, cercando di fare leva sulle corde di giocatori, ma soprattutto uomini, che devono reagire di fronte alla situazione. L’uscita dall’impasse è roba soprattutto loro, ritrovarsi come squadra per uscire dal tunnel ed intraprendere la giusta strada in un campionato che tutto è meno che di altissimo livello.
Esiste poi un discorso tecnico che va affrontato, a cominciare dalla composizione di una rosa che presenta delle lacune strutturali. In estate, ad esempio, non si è pensato ad un alternativa di ruolo a Bischeri, la cui assenza rischia di continuare a pesare oltremodo. Non esiste insomma il giocatore che ne faccia le veci ma nemmeno un modulo alternativo che convinca fino in fondo. Il rombo di centrocampo senza l’ex trequartista di Figline e Rimini diventa di difficile interpretazione e qualcuno comincia a pensare che in tale modulo servirebbero comunque terzini maggiormente votati alla spinta sulle fasce. Per ora, con Lombardo prima e con D’Adderio a Trento contro il Mezzocorona, ci si è affidati soprattutto al 4-4-2 che però senza esterni di ruolo a centrocampo rischia di risultare troppo “piatto”. E meno male che sulla fascia destra l’adattamento di Capuano è a dir poco sorprendente: è lui uno dei giocatori che nella fase di emergenza ha offerto le prestazioni più convincenti.Ora D’Adderio potrebbe però decidere di cambiare qualcosa. Forse è il momento di fissare dei paletti, di affermare dei principi solidi su cui sviluppare un concetto di squadra a prescindere dalla presenza o meno di un singolo. Ecco allora che l’ex tecnico di Foggia, Venezia e Sambenedettese potrebbe tornare ad un centrocampo a tre, forte anche del ritorno in cabina di regia di capitan Grieco. E in attacco? Qui il ragionamento potrebbe essere meramente speculativo: ho tre giocatori importanti, peccato rinunciare ad uno di essi. Torna insomma il dilemma Lazzaro o Beretta. Il primo sta confermando anche nei Pro le doti di goleador che lo hanno reso famoso in D. Già cinque le reti messe a segno ed un rapporto minuti giocati/gol assolutamente impressionante. Beretta è uomo-reparto, uno che fa a sportellate con le difese avversarie ed il cui lavoro è manna per la manovra di squadra. Pur diversi, risultano però due centravanti e nelle gare in cui sono stati schierati dal primo minuto non hanno convinto appieno, meglio negli spezzoni di partita. L’idea che potrebbe svilupparsi sarebbe quella già abbozzata nel secondo tempo di Trento: Lazzaro punta centrale e Beretta più largo a sinistra con Moro che partirebbe dalla corsia di destra. Una soluzione che permetterebbe di sfruttare le doti realizzative del bomber di Susa, chiamando al sacrificio Beretta che però con le sue caratteristiche di corsa permetterebbe allo Spezia di coprire forse meglio gli spazi in fase d’attacco. Una soluzione forse rischiosa ma che ha una logica: tutto parte però dalla convinzione degli interpreti in un determinato progetto tattico.
Esiste poi un discorso tecnico che va affrontato, a cominciare dalla composizione di una rosa che presenta delle lacune strutturali. In estate, ad esempio, non si è pensato ad un alternativa di ruolo a Bischeri, la cui assenza rischia di continuare a pesare oltremodo. Non esiste insomma il giocatore che ne faccia le veci ma nemmeno un modulo alternativo che convinca fino in fondo. Il rombo di centrocampo senza l’ex trequartista di Figline e Rimini diventa di difficile interpretazione e qualcuno comincia a pensare che in tale modulo servirebbero comunque terzini maggiormente votati alla spinta sulle fasce. Per ora, con Lombardo prima e con D’Adderio a Trento contro il Mezzocorona, ci si è affidati soprattutto al 4-4-2 che però senza esterni di ruolo a centrocampo rischia di risultare troppo “piatto”. E meno male che sulla fascia destra l’adattamento di Capuano è a dir poco sorprendente: è lui uno dei giocatori che nella fase di emergenza ha offerto le prestazioni più convincenti.Ora D’Adderio potrebbe però decidere di cambiare qualcosa. Forse è il momento di fissare dei paletti, di affermare dei principi solidi su cui sviluppare un concetto di squadra a prescindere dalla presenza o meno di un singolo. Ecco allora che l’ex tecnico di Foggia, Venezia e Sambenedettese potrebbe tornare ad un centrocampo a tre, forte anche del ritorno in cabina di regia di capitan Grieco. E in attacco? Qui il ragionamento potrebbe essere meramente speculativo: ho tre giocatori importanti, peccato rinunciare ad uno di essi. Torna insomma il dilemma Lazzaro o Beretta. Il primo sta confermando anche nei Pro le doti di goleador che lo hanno reso famoso in D. Già cinque le reti messe a segno ed un rapporto minuti giocati/gol assolutamente impressionante. Beretta è uomo-reparto, uno che fa a sportellate con le difese avversarie ed il cui lavoro è manna per la manovra di squadra. Pur diversi, risultano però due centravanti e nelle gare in cui sono stati schierati dal primo minuto non hanno convinto appieno, meglio negli spezzoni di partita. L’idea che potrebbe svilupparsi sarebbe quella già abbozzata nel secondo tempo di Trento: Lazzaro punta centrale e Beretta più largo a sinistra con Moro che partirebbe dalla corsia di destra. Una soluzione che permetterebbe di sfruttare le doti realizzative del bomber di Susa, chiamando al sacrificio Beretta che però con le sue caratteristiche di corsa permetterebbe allo Spezia di coprire forse meglio gli spazi in fase d’attacco. Una soluzione forse rischiosa ma che ha una logica: tutto parte però dalla convinzione degli interpreti in un determinato progetto tattico.

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