mercoledì 25 febbraio 2009

Imburgia: "Vogliamo vincere il campionato ma avvertiamo sfiducia"


Quando entri nel momento decisivo di un qualsiasi campionato, quando la posta in palio è alta e senti che non puoi più sbagliare: è questa l’ora di affidarsi all’esperienza degli uomini che possono decidere con le loro giocate, che possono determinare l’andamento delle gare. Tutto ciò vale, naturalmente, anche per lo Spezia che, di questi elementi capaci di essere decisivi in una categoria come la D, ne ha a disposizione parecchi e tra questi c’è anche un giocatore come Giuseppe Imburgia. L’esterno sinistro, tornato a Spezia dopo l’esperienza della stagione 2002/2003 e fortemente voluto da mister Rossi che lo ha portato con sé della Pro Patria, è stato decisivo nella ripresa a Giaveno: il cross da cui è scaturito il gol della vittoria aquilotta ed un gran tiro dalla distanza che si è stampato sul palo prima del gol, poi annullato, di Citterio.
Eppure per Beppe Imburgia la stagione attuale è stata fin qui estremamente altalenante a causa di diversi fattori. Anche domenica scorsa a Giaveno l’esterno mancino era al rientro dopo alcune gare di assenza. “E’ vero –assicura Imburgia- venivo da alcune gare nelle quali non ero stato impiegato a causa della regola che ormai ben conosciamo che prevede un certo numero di giovani in campo. A volte non ho giocato per questo motivo, in altri casi invece ho patito degli infortuni”.
A Giaveno, come detto, è stato protagonista soprattutto nel secondo tempo, quando la squadra è alla fine riuscita a venire a capo di un match molto delicato: “Quando sono in campo cerco sempre di dare il massimo. Il problema, però, è che se finisce 5-0 come a Ciriè va tutto bene, ma se vinci di misura c’è sempre qualcuno che non è contento…”.
Il discorso scivola allora sulla pressione, argomento molto dibattuto in questo periodo in riva al Golfo, che per Imburgia ha un’origine ben precisa: “C’è sfiducia, purtroppo la avvertiamo chiaramente. Noi siamo costretti a vincere sempre e sappiamo di non poter sbagliare perché tutti stiamo vedendo come corre la Biellese. Non sto parlando dei tifosi della Curva che ci danno il loro supporto sempre, ma piuttosto sentiamo una certa esagerazione da parte degli altri settori e dalla stampa in certe valutazioni anche sui singoli. Io credo di essere in grado di valutare le prestazioni sia a livello di singolo che di squadra, so quando giochiamo bene e quando giochiamo male. Però vedo che molti vanno sempre a cercare il pelo nell’uovo: sembra che dobbiamo sempre vincere largamente le partite solo perché ci chiamiamo Spezia ed abbiamo giocatori che provengono da categorie superiori ma nel calcio non funziona così, non è sempre così semplice”.
Per quanto lo riguarda, comunque, al di là di come si possano valutare nella globalità le sue prestazioni, non si può non notare che in certi momenti le sue giocate si sentono eccome ed hanno fruttato punti davvero importanti come quelli di Giaveno appunto, ma anche come quelli casalinghi contro il Rivoli quando una sua incursione procurò il rigore che Lazzaro trasformò in tre punti semplicemente vitali: “A Giaveno un po’ tutta la squadra si è espressa meglio nella ripresa. Io sono riuscito a mettere dentro quella palla da sinistra che Triglia ha deviato di testa prima che Frateschi la mettesse dentro. Contro il Rivoli invece fu per me una settimana davvero particolare, con febbre anche a 40 per diversi giorni. Alla domenica c’era bisogno, diedi la mia disponibilità e credo di aver risposto al meglio”.
Una parte delle critiche forse deriva dal fatto che la gente, soprattutto in casa, si aspetterebbe un approccio alla gara più deciso ed arrembante. Alle volte invece risulta forse un po’ soft. Concordi? “Credo che il problema consista nel fatto che al ‘Picco’ arrivano avversari con forti motivazioni. In più non hanno niente da perdere e questo permette loro di giocare con la mente sgombra la partita della vita. Così a volte provano delle giocate incredibili che magari gli riescono pure: penso al gol in rovesciata dell’attaccante della Novese o al gol di Alfano della Sarzanese”.
Con la Biellese ormai è una sfida infinita… “Siamo consapevoli di giocarci tutto nello scontro diretto, poi, ne sono convinto, loro possono ancora lasciare qualcosa per strada”.
Sul piano personale come consideri fin qui il tuo rendimento? “Devo dire che non ho avuto modo di allenarmi con costanza e continuità a causa di diversi infortuni che ogni volta mi costringono a fermarmi. Per questo dico che posso fare di più se riesco a trovare quella continuità negli allenamenti che finora mi è un po’ mancata. Ho un solo obbiettivo che è quello di vincere questo campionato perché siamo tutti consapevoli che tornare in Lega Pro porterebbe benefici per tutti. Io, così come tutti i miei compagni, ci credo molto e siamo tutti uniti per il raggiungimento del traguardo”.
A prescindere dalla differenza di categoria, quali analogie o differenze hai trovato come piazza rispetto alla tua prima esperienza in maglia bianca? “La prima volta fu una stagione rocambolesca, non tutto andò per il verso giusto a cominciare dal cambio di tre allenatori. Quando sono arrivato qua quest’anno sapevo che c’era un forte attaccamento all’epoca e che ci sarebbe stato ancora. A Spezia sai che le gente ti sostiene in tutte le partite a prescindere dalla categoria, la fortuna di giocare qui è proprio questa, è ciò che ti permette sempre di avere grandi motivazioni”.La chiusura è fatta di parole al miele per la società del Presidente Volpi: “Si tratta di una società seria e puntuale e non è facile trovarne così in giro”.

sabato 21 febbraio 2009

Spezia e BIellese, calendari a confronto


Sarà come uno di quegli slalom paralleli in cui due sciatori si sfidano tra porte e paletti fino a raggiungere, più a valle, il traguardo. Massima attenzione a non inforcare e a prendere ogni porta con fluidità onde evitare di perdere velocità. Biellese e Spezia sono pronte a lanciare la volata mentre il terzo incomodo, il Casale, appare leggermente più defilato anche perché se già non sembra semplice la situazione degli aquilotti (-5 ma con lo scontro diretto con la capolista che rappresenta una ghiotta occasione), di certo più complessa appare quella dei nerostellati (-8 dalla vetta e senza scontro diretto). Vediamo allora cosa riserva questo lungo sprint che porterà fino alla fatidica data del 17 Maggio, il giorno della verità.
Spartiacque. Inutile dire che la data segnata con l’evidenziatore sul calendario dei tecnici Rossi e Prina è quella di Mercoledì 18 Marzo, turno infrasettimanale che prevede lo scontro diretto al ‘Lamarmora’ di Biella. Anche se si gioca in Piemonte, uno scontro diretto rappresenta sempre un’occasione per chi insegue e un rischio per chi sta davanti. La classifica al momento del big-match, però, rischia di influenzare non poco l’atteggiamento delle squadre in campo perché uno Spezia staccato di un paio di lunghezze potrebbe avere interesse a vincere ma stando molto attento a non perdere; se invece il divario fosse maggiore gli aquilotti dovrebbero giocarsi il tutto per tutto finendo, forse, per rendere almeno tatticamente la vita facile alla Biellese che potrebbe giocare per due risultati su tre.
Trappole. E’ interessante, allora, capire ciò che aspetta le due compagini di qui al 18 Marzo. Quella di Domenica 22 Febbraio, ad esempio, è una giornata da prendere con le molle. In teoria tutto dovrebbe, secondo pronostico, rimanere invariato. Lo Spezia va in trasferta ma con un avversario di bassa classifica ed oltretutto in un momento apparentemente di crisi come il Lottogiaveno, la capolista gioca in casa ma contro la ‘mina vagante’ Derthona, squadra che è anch’essa invischiata nei bassifondi ma che vale senz’altro di più di quanto dica la graduatoria a causa della penalizzazione inflitta per illecito sportivo. Quindi un altro turno ‘equilibrato’ con lo Spezia ad ospitare il Sestri Levante e la Biellese a Lavagna, trasferta insidiosa ma con avversario in linea di massima tranquillo. La settimana successiva sarà molto delicata, soprattutto per i bianchi di scena sul terreno della Pro Settimo, squadra che potrebbe avere ambizioni di Playoff; Biellese tra le mura amiche contro la Rivarolese. Apparentemente una formalità il 29’ turno: Spezia-Valle d’Aosta e Novese-Biellese. Dei quattro turni che precedono lo scontro diretto, quindi, solo i primi tre potrebbero nascondere delle trappole che potrebbero far mutare in un senso o nell’altro gli attuali 5 punti di distacco. Per lo Spezia sembra tassativo fare il pieno.
Pasqua. Dopo il big-match in programma a Biella, naturalmente, la situazione potrebbe essere radicalmente diversa, o forse no. Di certo il calendario riserva, prima della sosta pasquale, tre turni davvero interessanti. Si inizia con Spezia-Entella e Savona-Biellese, turno apparentemente favorevole ai bianchi ma con la massima attenzione alla squadra del Tigullio, già capace di espugnare a sorpresa Biella. Il 29 Marzo, invece, giornata pro-Biellese con i lanieri impegnati in casa contro l’Albese e lo Spezia sul difficile campo di Casale. Si entra nel mese di Aprile con la Biellese a Rivoli e lo Spezia al ‘Picco’ contro il Cuneo, ma in questo terzetto di giornate sono senza dubbio le prime due a poter dare scossoni di rilievo alla classifica.
Rush finale. Si torna dopo la sosta e mancano 5-turni-5. Dopo una giornata abbastanza interlocutoria, si arriva al 26 Aprile quando si disputa quello che è forse l’ultimo turno con coefficiente di difficoltà elevato per le pretendenti alla promozione: la Biellese va a Sarzana dove i rossoneri di Plicanti potrebbero giocarsi molto in ottica Playoff e lo Spezia in casa col Derthona (da seguire nel frattempo il ricorso dei piemontesi per la riduzione della squalifica). Quindi gli ultimi tre turni dove però molto dipenderà dalle situazioni di classifica in cui verseranno le varie squadre incontrate da Spezia e Biellese. Per i bianchi Lavagnese, Rivarolese, Novese; per la squadra di mister Prina Lottogiaveno, Sestri Levante, Pro Settimo. Alla luce di quanto detto, quindi, l’impressione forte è che chi sarà davanti a Pasqua avrà grandi possibilità di arrivare in fondo.

mercoledì 18 febbraio 2009

Vito Grieco e quel reparto che sa solo vincere


Ci sono nel calcio delle alchimie, vere e proprie reazioni chimiche, che si scatenano quando determinati fattori vengono messi a contatto. Prendete la Reggiana, Prima Divisione Lega Pro. I granata hanno vinto un campionato dell’ex C2 e, un po’ a sorpresa, sono lì a giocarsi la promozione per la B. Nella vittoriosa gara casalinga contro la Pro Sesto il centrocampo reggiano vedeva l’intramontabile Vito Grieco, capitano della promozione dello Spezia, in cabina di regia supportato da Ponzo e Padoin con Alessi a rifinire dietro le punte. Praticamente il centrocampo dello Spezia 2005/2006, quello che fece piangere il Genoa. Allora il tecnico Antonio Soda nella zona nevralgica adottava il rombo: Grieco post basso, Ponzo a destra, Padoin a sinistra ed Alessi trequartista. Evidentemente un centrocampo che sa vincere se è vero che oggi la Reggiana si sta giocando la B. Contro la Pro Sesto Beppe Alessi è andato pure in gol, oltre ad aver fornito il consueto assist per il raddoppio di Dall’Acqua.
Allora Vito, domenica contro la Pro Sesto, nel centrocampo granata c’era ‘qualche’ vecchia conoscenza dei tifosi aquilotti…
“Sì, è vero –conferma il capitano della promozione- c’eravamo tutti e 4 ed era la prima volta che succedeva dopo tanti mesi. Beppe (Alessi, ndr) si è fatto male ad inizio torneo ed è rientrato solo da poche partite. Anche ‘Pado’ si è infortunato ma adesso sta meglio. Devo dire che siamo andati molto bene, Alessi in particolare ha fatto una grandissima partita e non solo per il gol. Dopo 5 mesi è stato bello esserci di nuovo tutti”.
La tua Reggiana gioca, però, con un modulo un po’ diverso da quello adottato anni orsono da Soda.
“Lo Spezia di allora faceva il 4-3-1-2 con il centrocampo a rombo mentre la Reggiana è passata dal 3-5-2 al 3-4-1-2 con il rientro di Beppe Alessi, il trequartista che ci mancava. In realtà però i movimenti non cambiano moltissimo rispetto a quello Spezia che vinse il campionato: soprattutto quando difendiamo non lo facciamo mai con 3 uomini dietro, diciamo piuttosto con una linea a 4 ‘mascherata’. Poi alla fine non è così diverso”.
Ci sono insomma analogie tra lo Spezia che centrò la B e questa Reggiana?
“Lo Spezia di allora era in un campionato con un avversario fortissimo (il Genoa, ndr) e, pur non avendo programmato la B al primo colpo, aveva acquistato giocatori per disputare una stagione importante. La Reggiana invece è una neopromossa, partita per centrare una salvezza tranquilla. Vogliamo restare lassù ma allo stesso tempo non abbiamo l’assillo di dover vincere a tutti i costi: l’importante è riuscire a stare lontani da tutti i discorsi che si fanno in città e sui giornali e mantenere la mente libera come abbiamo fatto finora”.
Che campionato è questa Prima Divisione? E come si inserisce la tua Reggiana in questo contesto?
“E’ un torneo in cui ci sono alcune grandi delusioni come Padova e Verona che stanno per ora fallendo. Ciò dimostra che in questa categoria i nomi non sempre fanno la differenza ed in ogni caso devi metterli in condizione di rendere in una certa maniera. Comunque ci sono squadre molto forti: a mio avviso le migliori sono Pro Patria, Cesena e Spal. Sulla carta ci sono compagini più forti della Reggiana ma noi siamo davvero un bel gruppo e vogliamo giocarci fino in fondo le nostre carte”.
Quando ti rivedremo al ‘Picco’, almeno da spettatore?
“Proprio l’altro giorno ragionavo sul fatto che da quando sono andato via non ci ho più messo piede. Tutte le volte c’è qualcosa che mi impedisce di venire ma prossimamente, magari una domenica che siamo liberi dal campionato, mi piacerebbe farlo. Magari per festeggiare qualcosa di bello…”
Ma quest’estate c’è stato qualche contatto per farti tornare?
“No, non ho mai sentito nessuno ma tutti sanno come la penso su Spezia: non è una questione di categoria. Non conosco Iacopetti però devo dire che mi ha fatto piacere ricevere da lui un telegramma in un momento particolare della mia vita (Grieco è stato toccato da una tragedia familiare alcuni mesi orsono, ndr). E’ un gesto che ho apprezzato”.
Per chiudere, come vedi il duello tra Biellese e Spezia, tu che di campionati da vincere te ne intendi?
“E’ ancora lunga e per fortuna dello Spezia c’è lo scontro diretto che rappresenta un’occasione importante. Per esperienza dico che vincere campionati è difficile in qualsiasi categoria, soprattutto se, come nel caso dello Spezia, hai l’obbligo di riuscirci. La pressione? Giocare lì a volte non è facile nemmeno per gente esperta, figuriamoci per un gruppo che, a causa della regola degli under, è costruito con tantissimi giovani molti dei quali provenienti dal vivaio dello Spezia e spezzini a loro volta. Credo che sia normale sentire un po’ la responsabilità. Di certo, al di là del valore, un giovane della Biellese si trova in un ambiente con meno pressione”.
Un Vito Grieco, insomma, che insegue l’ennesima promozione ma che non perde di vista ciò che accade ad una squadra a cui ha dato tanto. Tornerà al ‘Picco’, forse solo da spettatore. Già, forse…

mercoledì 11 febbraio 2009

Spezia-Sarzanese, istruzioni per l'uso


Chissà a quanti tifosi spezzini è tornato in mente quello striscione che venne esposto durante un Genoa-Spezia in Serie C: “Il vostro derby è con la Sarzanese”. Sotto la lanterna, in occasione della gara contro gli aquilotti, la parola ‘derby’ era stata bandita. “Il nostro derby è solo con la Samp”, continuavano a ripetere e giù a paragonare il confronto con lo Spezia al pari di quello contro il Pizzighettone. Batterli, da queste parti, è risultato così ancora più bello ma sono passati pochi anni eppure sembrano secoli.
Ora il derby, che in riva al Golfo nessuno è tanto snob da non considerare tale, è davvero quello contro i rossoneri della Val di Magra che già all’andata sono risultati parecchio indigesti nonostante l’esodo dei supporter aquilotti che invasero il ‘Miro Luperi’. Una cosa però va chiarita: derby sì, ma con moderazione. In buona sostanza: tutta questa rivalità calcistica, almeno a Spezia, non è davvero sentita ma semmai, come è normale, avviene il contrario. E’ certo poi che la partita è di quelle importanti perché la sconfitta dell’andata, con annessi e connessi, brucia ancora, perché la Sarzanese è squadra d’alta classifica e cercherà il successo storico, perché Marco Rossi e i suoi non vogliono dare respiro alla Biellese.
Questo per precisare che nessuno a Spezia si vergogna di chiamare derby il match contro la squadra di Plicanti, ma allo stesso tempo non si pensi di caricare di significati intrinseci una gara che quanto ad importanza ha quella dei tre punti. E scusate se è poco. Poi è normale che qualche ‘sassolino’ da togliere ci sia. A Sarzana qualcuno a fine gara andò un poco sopra le righe, ma ci può stare quando Davide batte Golia. Fa specie semmai vedere come diverse centinaia di tifosi rossoneri, che alla fine dello storico match vinto nella gara di andata si abbracciavano e si prodigavano in folcloristici sfottò, siano magicamente spariti nelle partite successive disputate dalla Sarzanese. Evidentemente il tifo contro lo Spezia è più sentito (da alcuni, non da tutti, per carità) che il sostegno per la Sarzanese stessa.
Anche tra gli addetti ai lavori, tecnici e calciatori oltre che dirigenti, c’è grande attesa. Rossi ha sempre il rammarico di aver perso a Sarzana, davanti ad un mucchio della sua gente, disputando forse la peggior gara dell’anno. Dall’altra parte c’è un Plicanti che studia la gara perfetta, quella che lancerebbe di diritto la sua squadra nella storia attraverso un’affermazione al ‘Picco’. Anche lui, in fondo, ha qualcosa da dimostrare perché la sua squadra, se è nelle zone nobili, è perché ha fatto vedere del buon calcio, cosa che però all’andata, al di là della vittoria, proprio non si è visto, nemmeno lontanamente. Sarzanese-Spezia, gara che i rossoneri meritarono di vincere, fu tutto meno che una bella partita di calcio, anzi, a volerla dire tutta di calcio se ne vide davvero poco.Quella del ‘Picco’ insomma è gara ad alta tensione (sportivamente parlando) in cui lo Spezia ha solo da rimetterci visto che in caso di vittoria nessuno nel capoluogo tra un po’ di anni si vanterebbe di aver vinto il derby con la Sarzanese. Ben diverso il discorso dalle parti del comune della Val di Magra dove un’ulteriore affermazione resterebbe impressa per decenni. Proprio qui, forse, sta la maggior difficoltà per gli aquilotti: vincere una gara comunque difficile contro un avversario che non ha nulla da perdere e tutto da guadagnare. Rossi e i calciatori dicono di essere concentrati sulla Sarzanese già dal dopo-partita contro il Ciriè, e questo fa ben sperare il popolo bianco. Tutto come in un derby, di quelli veri: e allora che derby sia…

martedì 10 febbraio 2009

Intervista al nuovo responsabile del settore giovanile dello Spezia, Paolo Rovani


Un altro tassello dirigenziale è andato al suo posto: lo Spezia ha da poco ufficializzato il nuovo responsabile del settore giovanile aquilotto, una figura importante in un ottica di ricostruzione dopo le macerie del fallimento. Aldo Iacopetti, amministratore unico del club, ha deciso di affidare l’incarico a Paolo Rovani, 55 anni, fino all’anno scorso alla guida del settore giovanile della Sarzanese. In precedenza Rovani è stato allenatore nelle giovanili di Carrarese, Migliarinese e Sarzanese, quindi responsabile delle giovanili del FoCe Vara (lui che è di Follo) e dello stesso club rossonero fino al Dicembre scorso.
Poco dopo l’ufficializzazione del nuovo incarico Rovani ha incontrato gli allenatori delle giovanili, esponendo quelli che sono i programmi futuri. Quali le linee guida tracciate insieme alla società?
“Si tratta di un programma molto snello –spiega Rovani- con la consapevolezza che non dobbiamo diventare il Real Madrid o vincere subito coppe e trofei, ma crescere per gradi. Vogliamo naturalmente avere un occhio di riguardo per il territorio, con il massimo rispetto delle società della zona. L’importante è fare un passo per volta con idee chiare. Iacopetti, poi, vuole delle annate che si facciano ammirare anche per il comportamento, oltre che per la qualità, e questo aspetto mi trova totalmente d’accordo: lo sport deve insegnare l’educazione ed il rispetto per le sue leggi. Quella che ho trovato è una società sana, che non fa proclami ma vuole parlare con i fatti”.
A quando risalgono i primi contatti con Iacopetti?
“Risalgono a Gennaio, dopo che avevo lasciato l’incarico alla Sarzanese a causa di alcuni contrasti. Iacopetti mi ha chiamato, ci siamo visti e da lì si sono poste le basi per questa collaborazione”.
In particolare cosa l’ha convinta ad accettare un incarico che si pone come una sfida, con le sue difficoltà ma anche con la possibilità di essere gratificante?
“Innanzitutto si tratta della nostra città e già questo è di per sé gratificante. In realtà, però, anche in passato avevo avuto la possibilità di svolgere questo incarico ma ciò che mi era stato proposto non mi aveva convinto appieno. Ora invece mi è stato prospettato un progetto caratterizzato da poche idee guida ma buone e chiare. Solo una volta messe in atto si passerà alle fasi successive”.
Come giudica il lavoro svolto dal settore giovanile aquilotto negli anni che hanno preceduto il fallimento?
“Non mi piace parlare di chi ha lavorato qui prima di me, anche perché per farlo bisognerebbe conoscere bene tutte le situazioni anche interne e questo non mi è possibile. Comunque parto sempre dal presupposto che chi lavora con i ragazzi lo fa con grande passione ed è il caso anche di chi è stato recentemente qui allo Spezia. Poi i risultati ottenuti, anche proprio in termini di ragazzi lanciati, parlano in positivo”.
Quando si parla di settore giovanile esistono sempre due ‘correnti di pensiero’. Da una parte chi vuole uno Spezia con tutte le annate, comprese quelle della Scuola Calcio. Dall’altra chi vorrebbe che la Scuola Calcio fosse in realtà rappresentata dal serbatoio di tutte le altre società limitrofe. Quale strada seguirà lo Spezia?
“L’intenzione della società è quella di fare anche la Scuola Calcio. Del resto nell’ultimo periodo possiamo vedere che tutti i più grossi club di Serie A stanno tornando alla creazione di scuole calcio proprie, in questo senso c’è un ritorno. Inoltre c’è da fare un'altra considerazione: allo Spezia, a causa del fallimento, mancano delle vere e proprie annate di ragazzi, anche perché questo è stato un terreno piuttosto saccheggiato dalle altre società, quindi il modo migliore per ricostruire è quello di partire anche dal basso, dalla Scuola Calcio appunto”.
Il tutto nell’ottica di una collaborazione con la altre società…
“Certamente. Deve esserci assoluta collaborazione con le altre società del territorio. Quello che deve essere chiaro è che i nostri rivali sono altri. Tutto questo però va dimostrato con il lavoro e non solo con le parole”.
Col suo ingresso ci sarà qualche altra novità a livello dirigenziale?
“In questo momento credo che da parte mia ci sia solo da lavorare in silenzio per osservare e capire. Per me è un ambiente nuovo e quindi devo conoscere al meglio la società”.



giovedì 5 febbraio 2009

Spezia-Sarzanese, la sosta prolunga il derby


Sembra studiata apposta. La sosta del campionato di Serie D, che permetterà alla rappresentativa di categoria di partecipare al prestigioso Torneo di Viareggio, arriva alla vigilia di un derby, quello tra Spezia e Sarzanese, che risulta tra le gare più interessanti ed attese di questa stagione. Il risultato è quello di prolungare l’attesa per un match che si preannuncia combattuto ma soprattutto molto importante, in modo particolare per la squadra allenata da Marco Rossi. Vediamo come arrivano bianchi e rossoneri all’appuntamento del 15 Febbraio, prendendo in esame diversi aspetti, da quelli tecnici a quelli psicologici.

Momento. Il derby arriva proprio quando le due compagini sembrano essere al top. La Sarzanese era e resta una delle più grandi sorprese di questo campionato e la classifica, che li vede in piena zona Playoff, è lì a testimoniarlo. La vittoria esterna di Rivarolo e quella di misura con la Novese hanno dato grande vigore alle velleità rossonere, che possono giocare al Picco senza troppa pressione addosso. Lo Spezia dal canto suo sembra aver lentamente trovato la quadratura del cerchio. I nuovi innesti si stanno sempre più integrando, Capuano è un leader, Herzan sta trovando il ritmo partita e Lazzaro segna che è un piacere. Innocenti, poi, è una bellissima sorpresa per chi non ne conosceva le doti. E’ forse questo il momento migliore dello Spezia, dopo il 5-0 esterno al Ciriè. Ma la sensazione è che ci siano ancora margini di miglioramento.
Pressione. Quella è tutta dalla parte degli aquilotti. La Sarzanese, come detto, è nelle zone nobili ed intende restarci ma nulla cambierebbe se uscisse dal Picco senza punti. Viceversa lo Spezia, se vuole fare suo il campionato, non deve vanificare l’improvvisa rimonta delle ultime settimane con passi falsi che a questo punto possono risultare, se non decisivi, di sicuro molto pericolosi. Bianchi obbligati a vincere dunque, ma occhio ad una Sarzanese che sogna un brutto scherzo, proprio come all’andata al Luperi. Allora, però, era un altro Spezia.
Tecnici. Marco Rossi l’ha detto senza mezzi termini già al termine di Ciriè-Spezia: “con la Sarzanese faremo una grande partita”. Non gli è andata giù la sconfitta patita al Luperi, anche per il modo in cui lo Spezia giocò quella partita: il gol subito a freddo influenzò non poco l’andamento della gara, anche a livello tattico. Presto il confronto divenne, anche a causa di un pessimo arbitraggio, un confronto esclusivamente fisico, con una Sarzanese ordinata nel difendersi ed uno Spezia incapace di rendersi pericoloso, anche se quella di oggi è una squadra completamente trasformata rispetto alla partita di andata. Rossi sente che la sua squadra sta acquisendo quella sicurezza e convinzione che andava cercando dall’inizio ed è confortato dal roboante successo di Ciriè, ottenuto contro l’ultima della classe ma che all’andata aveva fermato gli aquilotti sullo 0-0 e la Biellese sul 2-2. La forza di Plicanti, invece, può essere proprio nella voglia di stupire della sua squadra, accompagnata da quella tranquillità di cui si è già parlato: ingredienti importanti per fare uno sgambetto.
Uomini-chiave. Nello Spezia in questo momento la lista potrebbe essere discretamente lunga. Lazzaro è il bomber, l’uomo acquistato per fare il grimaldello delle difese, ma anche Di Paola, con la sua presenza, sembra attraversare un gran momento. Citterio è il leader della retroguardia, ora ancora di più vista l’assenza forzata di Fusco, altro ‘mostro sacro’ della difesa. Frateschi pare nuovamente in grado di incidere mentre Innocenti si sta ritagliando uno spazio davvero importante. Se c’è da fare un solo nome, però, è forse Capuano l’uomo in più in questo momento: grande corsa, personalità, intensità, iniziativa. Quello visto a Ciriè è giocatore che fa la differenza in categoria. Sul fronte rossonero, invece oltre all’anima della squadra, rappresentata da Sabatini, tutti i riflettori sono puntati su Alessandro Cesarini, classe ’89, giocatore dalle grandi doti tecniche e capace di andare in gol 4 volte nelle ultime 4 partite. E dire che lo Spezia lo diede un paio di anni fa alla Sarzanese quasi come ‘resto’ per il favore della società rossonera che concedeva i campi agli aquilotti allora in Serie B per gli allenamenti. Cesarini andò a Sarzana, approfittando anche del rapporto, si dice non idilliaco, con alcuni dirigenti spezzini dell’epoca; poi, quest’anno, l’esplosione. Vedi a volte la vita…
Pubblico. Qui non c’è partita, ma se è per questo non c’era nemmeno all’andata quando lo Spezia capitolò al Luperi davanti a circa 4mila spezzini in trasferta, roba che ai botteghini dello stadio sarzanese si fregano le mani ancora adesso. Al di là di questa considerazione, però, per il derby (non certo tra i più sentiti a Spezia, ma del resto questo passa il convento…) è previsto un pubblico più numeroso dei soliti 2.500 circa che presenziano nelle partite interne dei bianchi. Vuoi perché in ogni caso la gara è un fatto a suo modo storico per lo sport della provincia, vuoi perché gli ultimi risultati hanno decisamente rilanciato lo Spezia nella volata promozione con Biellese e Casale.