martedì 27 ottobre 2009

Pro e Contro: una squadra con problemi strutturali, la classifica ormai è imbarazzante


PRO
Sempre più difficile. Riuscire a trovare qualche barlume di positività anche nella domenica in cui lo Spezia cade per la prima volta in casa, viene contestato in modo deciso, si allontana dalla vetta e si avvicina pericolosamente ai bassifondi, è quasi un’impresa disperata. In effetti da salvare c’è poco o nulla: dopo il Mezzocorona c’è il Rodengo Saiano, ogni volta che pensi di avere toccato il fondo arriva l’ennesima mazzata che rinvigorisce l’incubo ed allontana l’uscita dal tunnel. Provando allora ad essere magnanimi diciamo che il lavoro (difficile) di D’Adderio ha portato se non altro una parvenza di ordine ed un’idea di logicità ad una squadra costruita ed assemblata male. Come detto più volte, esistono dei limiti strutturali che vanno al di là delle qualità dei singoli giocatori. Ma questo è il materiale umano a disposizione, almeno fino a Gennaio, e con questo bisogna lavorare. Varini al termine di Spezia-Rodengo parla di una squadra che ha fatto la gara a cavallo dei due tempi. Vero, ma è ancora troppo poco. Davvero, non ce ne voglia Varini, ma la classifica sta assumendo connotati imbarazzanti. Questo però è il ‘PRO’ della settimana (cercarne più di uno sarebbe roba da fantascienza): una squadra per buona parte della gara ordinata e logica. Per il momento si riparte di qua…

CONTRO
Palle inattive. Altre due reti subite su azioni derivanti da calcio piazzato. Punizioni, corner e compagnia bella, poco importa: quando si tratta di calci da fermo lo Spezia va in bambola. Alla ripresa bisognerà analizzare a fondo i motivi che determinano una situazione del genere e lavorare duramente per correggere un difetto ormai endemico che rischia di vanificare e complicare le prestazioni. Contro il Rodengo sono due difensori ad andare a segno. Il problema insomma non è solo della retroguardia, ma di tutta la squadra. Fa bene D’Adderio a parlare di fasi difensiva ed offensiva, perché ridurre tutto a difetti propri dei singoli reparti sarebbe riduttivo.
Impostazione. Quanto appena detto vale anche per la fase propositiva, e non solo per quella difensiva. Anche quando i bianchi sono in possesso di palla è sbagliato andare a cercare i problemi in centrocampo ed attacco perché già dall’impostazione iniziale dell’azione si nota una netta difficoltà a fare gioco: se la palla non passa dai piedi di Grieco è difficile che le trame seguano una logica lineare. Né Buscaroli né Milone hanno nel dna la costruzione del gioco o l’uscire palla al piede e questo è un altro errore fatto in sede di mercato, dove si sono presi centrali con caratteristiche di marcatura più che di impostazione del gioco.
Lazzaro. Anche D’Adderio, come in precedenza Lombardo, si è cimentato nell’utilizzo del tridente offensivo ma ancora una volta la coesistenza di Beretta e Lazzaro dal primo minuto si è rivelata fallimentare. Il ragionamento è semplice: Lazzaro vede la porta ed ha un rapporto gol/minuti giocati impressionante; Beretta è giocatore il cui lavoro è fondamentale; Moro salta l’uomo, è imprevedibile e segna con continuità dall’inizio. Di qui il tentativo di affidarsi a tutti e tre per non rinunciare al valore aggiunto di nessuno. In realtà contro il Rodengo, Nunzio ha faticato parecchio a trovare la posizione. Da prima punta non ha visto quasi mai la palla, meglio nella ripresa quando è venuto a cercare lo scambio più indietro. Dopo però ha avuto la possibilità dagli 11 metri e l’ha fallita: il calcio è fatto anche e soprattutto di episodi e, sebbene solo chi tira i rigori li possa sbagliare, l’errore è pesantissimo perché di lì in poi lo Spezia si disunisce, perde quel briciolo di ordine che aveva avuto fino a quel momento e crea i presupposti della prima sconfitta interna stagionale.
Classifica. Ora la situazione è preoccupante. Varini parla di pressione ed in questo sembra di essere tornati indietro di un anno quando era il tanto bistrattato Marco Rossi a sciorinare certi argomenti. Ovvio che vi sia grande aspettativa e quindi pressione, ma la classifica ad oggi è grottesca: i Playout sono lì a due punti e la squadra non dà la benché minima sensazione di essere sulla strada della risoluzione dei suoi problemi. Presto, probabilmente, il Picco sarà completamente deserto se si continua così. A quel punto crediamo che non ci sarà nemmeno più pressione. Né passione. A dirla tutta, forse, non ci sarà neppure più la domenica del calcio inteso come la si intendeva fino a poco tempo fa in riva al Golfo. In bocca al lupo Spezia. Davvero…

sabato 24 ottobre 2009

Spezia: e se fosse tridente?


La delicata sfida interna contro il Rodendo Saiano, nome dallo scarso appeal ma squadra dalla grande organizzazione ad oggi seconda solitaria in media inglese dietro l’Alghero, pone lo Spezia davanti ad un bivio importante. Il match si presenta difficile sia per la forza dell’avversario, che possiede tutte quelle caratteristiche tattiche ed atletiche che fin qui hanno messo alle corde i bianchi, sia perché la prestazione contro il Mezzocorona nella gara d’esordio di mister D’Adderio ha di fatto acuito il malessere della piazza. Il passo dalla difficoltà alla crisi è insomma davvero breve. E se fino a questo momento i risultati bene o male avevano mascherato prestazioni non sempre all’altezza, ora il rischio è quello di avere una classifica che si vada ad allungare nonostante l’equilibrio imperante. In settimana D’Adderio ha parlato molto alla squadra, cercando di fare leva sulle corde di giocatori, ma soprattutto uomini, che devono reagire di fronte alla situazione. L’uscita dall’impasse è roba soprattutto loro, ritrovarsi come squadra per uscire dal tunnel ed intraprendere la giusta strada in un campionato che tutto è meno che di altissimo livello.
Esiste poi un discorso tecnico che va affrontato, a cominciare dalla composizione di una rosa che presenta delle lacune strutturali. In estate, ad esempio, non si è pensato ad un alternativa di ruolo a Bischeri, la cui assenza rischia di continuare a pesare oltremodo. Non esiste insomma il giocatore che ne faccia le veci ma nemmeno un modulo alternativo che convinca fino in fondo. Il rombo di centrocampo senza l’ex trequartista di Figline e Rimini diventa di difficile interpretazione e qualcuno comincia a pensare che in tale modulo servirebbero comunque terzini maggiormente votati alla spinta sulle fasce. Per ora, con Lombardo prima e con D’Adderio a Trento contro il Mezzocorona, ci si è affidati soprattutto al 4-4-2 che però senza esterni di ruolo a centrocampo rischia di risultare troppo “piatto”. E meno male che sulla fascia destra l’adattamento di Capuano è a dir poco sorprendente: è lui uno dei giocatori che nella fase di emergenza ha offerto le prestazioni più convincenti.Ora D’Adderio potrebbe però decidere di cambiare qualcosa. Forse è il momento di fissare dei paletti, di affermare dei principi solidi su cui sviluppare un concetto di squadra a prescindere dalla presenza o meno di un singolo. Ecco allora che l’ex tecnico di Foggia, Venezia e Sambenedettese potrebbe tornare ad un centrocampo a tre, forte anche del ritorno in cabina di regia di capitan Grieco. E in attacco? Qui il ragionamento potrebbe essere meramente speculativo: ho tre giocatori importanti, peccato rinunciare ad uno di essi. Torna insomma il dilemma Lazzaro o Beretta. Il primo sta confermando anche nei Pro le doti di goleador che lo hanno reso famoso in D. Già cinque le reti messe a segno ed un rapporto minuti giocati/gol assolutamente impressionante. Beretta è uomo-reparto, uno che fa a sportellate con le difese avversarie ed il cui lavoro è manna per la manovra di squadra. Pur diversi, risultano però due centravanti e nelle gare in cui sono stati schierati dal primo minuto non hanno convinto appieno, meglio negli spezzoni di partita. L’idea che potrebbe svilupparsi sarebbe quella già abbozzata nel secondo tempo di Trento: Lazzaro punta centrale e Beretta più largo a sinistra con Moro che partirebbe dalla corsia di destra. Una soluzione che permetterebbe di sfruttare le doti realizzative del bomber di Susa, chiamando al sacrificio Beretta che però con le sue caratteristiche di corsa permetterebbe allo Spezia di coprire forse meglio gli spazi in fase d’attacco. Una soluzione forse rischiosa ma che ha una logica: tutto parte però dalla convinzione degli interpreti in un determinato progetto tattico.

martedì 20 ottobre 2009

Pro e Contro: Tutto da rifare. E in fretta...

PRO
Momenti e prestazioni come quelle di Trento fanno perdere il motivo d’esistere persino a certe rubriche. Sì perché in effetti in una rubrica dove si cercano di evidenziare aspetti positivi ed altri negativi, facce di medaglie ed il loro rovescio, una metà viene in questo caso svilita, e purtroppo è la metà dei “Pro”, di quegli aspetti cioè da salvare. Ebbene, dopo la sconfitta contro il Mezzocorona, lo Spezia si ritrova in una posizione di centroclassifica che dice quasi tutto. Se proprio si vuole cercare di vedere il bicchiere mezzo pieno, ci si può aggrappare al fatto che le distanze non sono ancora così dilatate da poter far pensare ad un campionato già irrimediabilmente perso. Il problema, però, non sono le altre ma è lo Spezia stesso.

CONTRO
Tempo. D’Adderio ha un compito difficile. Deve capire in fretta da quale malattia è affetta la sua squadra e porre in essere gli opportuni rimedi. Di solito serve tempo per farlo, ma qui non ce n’è a sufficienza per poter lavorare tranquilli. La classifica non potrà aspettare ancora a lungo i bianchi che per il momento sembrano essere stati graziati dalla mediocrità delle avversarie. Mediocrità che qualcuno chiama equilibrio ma in realtà il girone non mostra una squadra capace di distaccarsi, pur in un livello mediamente piuttosto basso, almeno da quello che si è potuto vedere fino a questo momento.
Ambiente. Le premesse non erano già delle migliori. Il 3-1 di Trento, maturato con 3 reti subite già nella prima frazione ed una squadra mai in partita, non fanno altro che rendere l’ambiente elettrico. Certo è che se le cose non cambiassero a stretto giro di posta si andrebbe diretti verso il secondo fallimento (per fortuna solo sportivo…) in due anni e questa volta con molti alibi in meno. Sta alla squadra insomma tirarsi fuori, perché la tifoseria è stanca e delusa, il Picco ahimè sempre più vuoto e anche chi ha sottoscritto l’abbonamento si sta pentendo della fiducia che aveva riposto nel progetto Spezia.
Trasferte. Non è azzardato affermare che gli aquilotti siano affetti dal mal di trasferta. Quattro gare lontano dal Picco e solo due punti portati a casa sono numeri di una squadra che in trasferta mostra scarsa personalità. Senza contare che alla resa dei conti poteva anche andare peggio…
Pronti via. Varini ripete spesso che il problema sta nel fatto che questi giocatori non hanno ancora capito la categoria. Tradotto: non basta chiamarsi Spezia per avere la meglio sull’avversario. Ciò che non può non balzare all’occhio è il fatto che gli approcci di gara sono quasi sempre troppo molli. Tolta qualche rara eccezione, i bianchi hanno sempre regalato gli avvii di partita all’avversario e questo ha spesso voluto dire rincorrere il risultato gettando via punti preziosi anche in gare ampiamente alla portata come, ad esempio, a Villacidro o in casa contro il Canavese. Se ne deve essere accorto anche D’Adderio perché pure il match di Trento contro il Mezzocorona si è deciso nella prima frazione con lo Spezia letteralmente travolto dagli avversari.

giovedì 15 ottobre 2009

Lo strano caso di mister D'Adderio


Ha la faccia di chi non vede l’ora di ributtarsi nella mischia, Fulvio D’Adderio. Si definisce non un vincente ma “un invincibile” esattamente come la gente di Spezia, che come lui è “capace di rialzarsi sempre”. Ancora una volta tirava un aria strana nell’area hospitality dello stadio Picco, subito dietro la tribuna e a poche decine di metri dal terreno di gioco. Come pochi mesi addietro, sempre ad una presentazione di un allenatore e sempre nello scetticismo generale, giusto per usare un eufemismo. Allora era Lombardo, adesso si tratta di D’Adderio: dall’altra parte delle cancellate un manipolo più o meno cospicuo che grida il proprio disappunto. Eppure la sensazione forte è quella di un malessere più generalizzato che ha in Lombardo ed in D’Adderio solo le punte di iceberg o se volete più semplicemente dei pretesti. L’amore tra la piazza e l’attuale dirigenza non è scoppiato e chissà se mai lo farà. E non si tratta solo di contestazioni di gruppi o piazze intere; ciò che maggiormente colpisce non è il rumore di chi non è contento, ma il silenzio di chi diserta il Picco.
Ora Lombardo si è fatto da parte e le speranze di vittoria (perché questa squadra deve arrivare prima, ricordiamolo bene) sono legate a D’Adderio. Chi contesta parte da un gesto, o presunto tale, di 21 anni fa per arrivare ad un curriculum che non presenta vittorie. Certo la carriera dell’ex giocatore di Ancona e Reggiana, almeno da tecnico, non è quella di chi ha la bacheca piena di trofei, ma ad onor del vero a Foggia solo un tiro al volo da 30 metri di Rivaldo ad un giro di lancette dalla fine gli impedì di centrare una straordinaria promozione in cadetteria. D’Adderio ha bisogno di partire bene per non rendere ancora più difficile l’impresa. Servono idee chiare e compattezza, ma soprattutto lui, che in campo era un combattente, deve infondere quell’animus pugnandi ad una squadra che sul piano tecnico non avrebbe rivali. Per lui è un’occasione fondamentale, un possibile punto di svolta per la propria carriera: “sono sceso di categoria ma è come se non fosse così perché Spezia è un punto di partenza” e poi confida a taccuini chiusi: “ho 49 anni e 3 figli, eppure sono 2 notti che non dormo in attesa della chiamata decisiva. Ho voglia di rimettermi al lavoro”. Motivazioni e lavoro, lo Spezia riparte da qui con Fulvio D’Adderio. Il nuovo tecnico non ha trovato forse l’accoglienza che sognava ma probabilmente è solo rimasto in mezzo ad un rapporto sfilacciato tra la piazza e la società. Ad aiutarlo potrebbero arrivare una rosa che si sta gradualmente completando dopo i tanti infortuni (e che di certo non hanno agevolato il lavoro di Attilio Lombardo), il rientro di una pedina fondamentale dentro e fuori dal campo come Vito Grieco e magari qualche idea in più ad una squadra che finora non ha mostrato granchè dal punto di vista del gioco.L’auspicio per tutti, anche per chi ora contesta, è che la scommessa che il Direttore Sportivo Varini ha fatto scegliendo D’Adderio possa essere vinta. Del resto Varini aveva scommesso forte anche su Pane a Reggio Emilia. Ora Pane allena in B ad Ascoli e chi ha lavorato con lui giura che si tratta di uno degli allenatori più preparati d’Italia, uno destinato a diventare uno dei tecnici più importanti in circolazione. Lunga vita al fiuto di Massimo Varini…

mercoledì 14 ottobre 2009

D'Adderio è il nuovo tecnico dello Spezia


La società Spezia Calcio Srl comunica che sarà Salvo Fulvio D'Adderio, 49 anni di San Martino in Pensilis (CB), il sostituto di Attilio Lombardo sulla panchina dello Spezia. In mattinata l'incontro decisivo tra la dirigenza bianca ed il tecnico molisano per la definizione degli ultimi dettagli, nel pomeriggio primo allenamento diretto dal neo allenatore aquilotto seguito dalla presentazione alla stampa e ai tifosi (ore 18:00). Per mister D'Adderio, più di un decennio passato sulle panchine di Prima Divisione, dall'esordio alla guida con della Lodigiani nella stagione '97-'98, al Giulianova l'anno successivo dove raggiunge il 4° posto in classifica conquistandosi a sorpresa un posto nei play-off; dopo le panchine di Fermana, Torres (per due volte con la presidenza Carta) ed ancora Giulianova, viene chiamato, nella stagione 2005-2006 a salvare le sorti di un Manfredonia in caduta libera; assolve il suo compito piazzandosi al 10° posto a fine campionato; nel 2006-2007 viene chiamato sulla panchina dell'ambizioso Foggia, al posto di Stefano Cuoghi reduce da 6 sconfitte consecutive. Alla guida dei rossoneri, mister D'Adderio conquista il 3° posto in campionato, mancando la promozione in Serie B solo ai supplemantari della finale contro l'Avellino; in compenso porta sul Gargano la prima Coppa Italia di Serie C battendo in finale il Cuneo. Nel 2007-2008 è sulla panchina del Venezia, mentre la scorsa stagione va a sostituire Piccioni sulla panchina della Sambenedettese, ma la sua avventura con i rossoblù dura solo pochi mesi.


fonte: www.acspezia.com

lunedì 12 ottobre 2009

Pro e Contro: Con l'Olbia punto guadagnato, ma gli approcci sono troppo soft

PRO
Enow: il giovane camerunese non era arrivato proprio come acquisto di grido. Troppo irruente, si diceva, può essere al massimo una buona alternativa. Intendiamoci non sarà un fenomeno però è difficile che possa sbagliarti completamente la partita. Contro l’Olbia lo Spezia fatica, gioca male e rischia il k.o. Se però c’è una cosa che funziona, quello è il ‘treno’ di destra formato da Enow e Capuano. La squadra di Lombardo sembra monca perché da una parte sfonda a ripetizione, dall’altra proprio non ci riesce tanto che gli interpreti cambiano ripetutamente nel corso della gara. Gara che poi, manco a dirlo, finisce con il solito Solomon Enow sulla corsia mancina… Arrivare una decina di volte al cross è un merito, buttarne almeno 7 in Curva è un limite. Però in almeno tre circostanze stavolta la mette bene: nella prima la palla attraversa l’area piccola senza che nessun attaccante riesca nella zampata vincente; nella seconda il portiere si esibisce in una provvidenziale uscita; nella terza Lazzaro spedisce alto di testa. Se ne mettesse 8 su 10 sarebbe un paio di categorie sopra, però anche così è giocatore utile alla causa. Almeno in queste categorie.
Pareggio: alla fine bisogna anche prendere questo pari interno come un punto guadagnato. L’Olbia a dire il vero non meriterebbe di vincere ed il pari dello Spezia quindi ci sta, però una volta avanti i sardi impostano la gara come meglio sanno, loro che sono abili nel non far giocare l’avversario, e se Giglio non sbagliasse lo 0-2 in modo sciagurato, ora saremmo a commentare la prima sconfitta interna stagionale. Tocca quindi raccogliere questo punticino ottenuto comunque contro una squadra che potrebbe dire la sua nelle zone che contano, soprattutto se dovesse trovare un tassello in attacco visto che, a quanto pare, Palumbo, ceduto in estate, non è stato sostituito a dovere.

CONTRO
Rientri: sembra paradossale ma è così. In che senso? Nel senso che era a dir poco ingenuo pensare che non appena gli infortunati fossero tornati a disposizione lo Spezia avrebbe fatto un netto salto in avanti. In realtà quando si torna dopo un infortunio più o meno lungo non è possibile essere subito al 100%: un conto è essere guariti, un altro è essere in condizioni atletiche ottimali. Contro l’Olbia questo si è visto in modo lampante: Herzan, che aveva fatto bene dal suo rientro, sta accusando quel calo fisiologico che era stato messo in preventivo; Carrara, dopo un paio di spezzoni promettenti, sembra faticare a ritrovare il passo giusto ed il ritmo partita; Bischeri, entrato dopo l’intervallo, ha fatto cose egregie nel primo quarto d’ora per poi calare vistosamente e non poteva essere altrimenti visto che ha ricominciato a lavorare con il gruppo solo in settimana. Insomma il recupero di pedine importanti è una gran bella notizia, a patto che da loro non ci si aspetti tutto e subito come se non fosse successo niente.
Difesa: lo Spezia non subisce gol a raffica però è da un po’ di tempo che va sotto alla prima occasione in partite dove non avrebbe concesso neanche molto all’avversario. E’ successo col Legnano, con la Canavese, a Carpenedolo e con l’Olbia, appunto. Partite disputate con un certo acume tattico e senza concedere troppo all’avversario che però, alla prima disattenzione, colpisce. Anche contro i sardi di mister Vullo i bianchi non hanno concesso praticamente nulla tranne che nell’occasione del gol quando gli avanti galluresi hanno fatto quello che volevano nel cuore dell’area di rigore. Sette giorni prima, a Carpenedolo, lo Spezia aveva vanificato 60 minuti di alto livello con un’amnesia difensiva che era costato il pari dei bresciani. E alla fine i punti buttati si sommano.
Lombardo: la premessa d’obbligo è che le scusanti non sono solo un modo per fare del buonismo spicciolo, ma difficoltà reali che l’ex ala di Samp e Juve ha dovuto fronteggiare, vedi la defezione in pratica di un intero reparto per un mese e mezzo abbondante. Se però, sul piano del gioco, esistono degli alibi, non così quanto a ‘cattiveria’ agonistica, dote necessaria in queste categorie e particolarmente apprezzata sotto queste latitudini. Spesso lo Spezia in casa regala dei primi tempi con approcci troppo soft. Quanto all’aspetto tattico diciamo che giocare con il 4-4-2 senza esterni puri diventa abbastanza complicato sebbene Capuano stia interpretando il ruolo con efficacia. Con i vari rientri, forse, la situazione tenderà a migliorare ma tempo non ce n’è molto.

Lombardo si dimette


La società Spezia Calcio Srl comunica che Attilio Lombardo ha presentato le proprie dimissioni da allenatore delle Aquile; la società, dopo aver valutato attentamente la situazione, ha deciso di accettare la decisione del mister a cui va un profondo ringraziamento per il lavoro svolto con professionalità impeccabile, ed ancor più per i valori che ha saputo trasmettere. A lui vanno i migliori auguri per una vita piena di soddisfazioni sportive e non solo.Per la giornata di domani, 13 ottobre '09, è stata convocatae per le 17:00, una riunione del CDA bianco.
fonte: www.acspezia.com

martedì 6 ottobre 2009

Pro e Contro: Moro imprescindibile. C'è una sindrome da Biellese?

PRO
Moro: l’attaccante proveniente dall’Ascoli diventa imprescindibile per Lombardo. Il quarto gol stagionale dimostra come il feeling con le reti avversarie del mancino ex Venezia sia buono. Inoltre le sue caratteristiche tecniche gli assegnano di fatto una maglia da titolare visto che Beretta e Lazzaro sembrano sempre più alternativi l’uno all’altro, almeno dal primo minuto. Rapidità, tecnica, senso del gol: se non esagera coi personalismi diventa devastante.
Prima ora: per 60 minuti lo Spezia gioca col piglio della grande in casa della seconda in classifica, che non sarà il Real Madrid ma se è lì non è un caso. I bianchi giocano, segnano, controllano e soprattutto non concedono nulla al Carpendedolo. Un atteggiamento da grande squadra che tra l’altro testimonia il progresso che gli aquilotti hanno compiuto rispetto, ad esempio, all’ultima trasferta vale a dire quella di San Bonifacio. Anche in quell’occasione lo Spezia andò in vantaggio per poi farsi riprendere sull’1-1, ma a ben vedere contro i veneti subì quasi costantemente l’iniziativa degli uomini di Viviani, senza dimenticare il rigore sventato da Aprea proprio allo scadere. Ben diversa la prestazione offerta a Carpenedolo anche se l’ultima mezzora poteva veder capitolare lo Spezia.
Capuano: in estate, immaginando la formazione dello Spezia, l’ex cursore del Rivoli rappresentava un’ottima alternativa ai titolari presunti. Poi il precampionato e le prime gare ufficiali, i 4 infortuni pesanti a centrocampo. Capuano è rimasto lì, nel mezzo a correre e tamponare. Ora è una pedina difficile da sostituire perché è uno di quelli “da Picco” nel senso che non molla mai, ma ha mostrato anche una grande duttilità, potendo essere schierato sia nel centrocampo a 3 che in quello a 4 ed in quest’ultimo sia da interno che, come sta accadendo, da esterno. Ruolo quest’ultimo con il quale si era misurato in origine per poi passare in mediana. Su e giù per la fascia destra mette pure cross pesanti.

CONTRO
Gestione della gara: quando tutti saranno rientrati (vedi Grieco e Bischeri) lo Spezia aumenterà ulteriormente il proprio tasso di personalità. Per il momento, con Padoin ed Herzan più Carrara a piccole dosi, qualcosa si sta muovendo in questo senso. Certo però che una squadra che deve vincere il campionato non può sempre farsi raggiungere in trasferta. A volte i giocatori devono essere bravi a leggere le gare e soprattutto i momenti che le caratterizzano. L’ultima mezzora, quella dopo il pari, poteva costare cara a Milone & C. Quando lo Spezia avrà imparato a farlo sarà diventato ‘squadra’ e come d’incanto si ritroverà più punti in classifica.Sindrome da Biellese: nessuno lo dice ma comincia a serpeggiare il timore che l’Alghero sia la nuova Biellese, ovvero quella squadra che alla vigilia non è pronosticata tra le favorite e invece tra la sorpresa generale va in fuga per non essere più ripresa. E’ descritta come squadra rognosa e molto forte dal punto di vista atletico. L’anno scorso si è salvata dai Playout solo grazie alla classifica avulsa poi, in questo campionato, ha messo insieme 5 vittorie 1 pareggio ed 1 sconfitta frutto di 13 gol fatti e 5 subiti. Non sarà forse l’ammazzacampionato ma è bene che lo Spezia non perda d’occhio i sardi perché le rincorse, come sappiamo, non finiscono sempre con il lieto fine.