lunedì 18 gennaio 2010

Piglio da grande ma punti buttati

PRO
Serie. Nove risultati utili consecutivi sono tanti, soprattutto in un torneo dove pochissime squadre (e per periodi abbastanza limitati) riescono ad avere continuità. Prima della flessione verificatasi nelle ultime 2-3 giornate, il Legnano era una di queste. In precedenza l’Alghero era riuscito, pur con qualche intoppo lungo il suo percorso, a costruire un girone di andata al vertice risultando la meno discontinua del gruppo. Ora c’è il Sudtirol che è venuto fuori, ma lo Spezia ha raggiunto una consapevolezza ed un’autorevolezza davvero notevoli che stanno determinando una lunga serie senza sconfitte: in assenza del balbettante inizio gli aquilotti avrebbero già preso il largo. Impossibile, quindi, non guardare al futuro con ottimismo.
Grandezza. Inevitabile il confronto con lo Spezia della prima parte della stagione. Quella squadra, che pure aveva dei valori, mancava, soprattutto in trasferta, della personalità per imporsi su avversari meno dotati tecnicamente. Oggi lo Spezia è una squadra capace di andare su tutti i campi del girone e giocare col piglio della grande, sia con le squadre di bassa classifica sia, come col Legnano, con le dirette avversarie per la promozione. Mentre ad inizio campionato ogni trasferta vedeva i bianchi portare via magari il punticino ma andando più vicino a perdere che vincere gli incontri, adesso avviene il contrario e quindi anche un pari esterno contro la terza della classe è percepito come una ‘mezza sconfitta’.



CONTRO
Gestione. D’Adderio lo ha detto senza mezzi termini nelle interviste del dopo-gara a Legnano:”una grande squadra, quando va in vantaggio per due reti a zero, vince la partita”. Il tecnico aquilotto con questa affermazione non voleva affatto dire che lo Spezia non è una grande squadra, bensì che gli aquilotti, nel loro processo di crescita che già li ha portati dalla zona Playout alla (quasi) vetta della classifica, sono a buon punto ma esistono ancora dei margini per migliorare e degli aspetti su cui lavorare. In effetti a Legnano è stato gettato alle ortiche un risultato pesantissimo in un momento in cui l’inerzia della gara sembrava tutta dalla parte degli uomini in maglia bianca. Una vera disdetta che però può essere metabolizzata in fretta se si capiranno gli errori commessi. Certo che è paradossale prendere il pari nel recupero in contropiede ma in buona sostanza, oltre a quell’ultima azione, lo Spezia ha sbagliato anche a più riprese la terza rete che avrebbe chiuso definitivamente il match. In particolare sui piedi di Beretta si è materializzata la palla del 3-1 ma l’attaccante ha mancato di cinismo, una dote che i bianchi devono sviluppare per potersi dire ‘grandi’ a tutti gli effetti.
Infortuni. Lo Spezia ha bisogno al più presto del ritorno di Milone e Vargas. Non perché Salvalaggio e Scantamburlo non stiano facendo bene là dietro, ma perché la carriera dei due sopracitati è testimonianza dell’esperienza e dello spessore che possono dare alla retroguardia spezzina in questo momento. Il cileno, poi, nelle poche occasioni in cui si è visto, ha dato l’impressione di avere quella personalità necessaria per guidare il reparto, senza contare anche le sue doti in fase di impostazione del gioco da dietro che costituiscono indubbiamente un ulteriore leva di crescita per la squadra. Attenzione poi alla situazione riguardante Herzan. Anche a Legnano il ceco è stato tra i migliori e la speranza è che l’infortunio che lo ha costretto ad uscire non lo tenga fuori perché in questo momento è tra quegli elementi che sembrano completamente fuori categoria ed in grado, quindi, di fare la differenza.

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