
Strana la vita. A volte capita di imbarcarsi in un’avventura e di dover stravolgere i propri piani cammin facendo, perdendo magari alcune certezze e riscoprendo che poi, in fondo, le cose non sono andate così male. Prendete lo Spezia, oggi capolista ma solo pochi mesi addietro coinvolto in una crisi che poteva diventare irreversibile. Ci ha pensato D’Adderio a far invertire la rotta ad un gruppo che pareva aver perso la propria identità e con essa la capacità di recitare un ruolo da protagonista in un campionato senza dubbio più qualitativo della Serie D ma comunque privo, questo è certo, di mostri sacri. E va detto anche che l’attuale tecnico aquilotto non ha avuto una strada senza insidie: fin dall’inizio ha dovuto scansarne a ripetizione, sia a livello ambientale che sul terreno di gioco.
Se vogliamo, però, il simbolo della rinascita di questo Spezia può essere ben sintetizzato da una coppia di giocatori che, pur percorrendo vie diverse, si sono ritagliati uno spazio molto particolare nella rosa aquilotta. Il pensiero ovviamente va a quella che, almeno per il momento, può essere considerata la coppia di difensori centrali titolari (o quasi) dello Spezia. La premiata ditta “Salva&Scanta” vale a dire Salvalaggio e Scantamburlo, ha conquistato tutti a suon di prestazioni e per il momento sopperisce egregiamente alle assenze di Milone e Vargas.
D’Adderio ha composto la coppia giocoforza: contro la Pro Belvedere a metà Novembre era gara quasi da ultima spiaggia e dietro si trattava di emergenza vera. D’Adderio, che a Venezia aveva già provato Scantamburlo centrale, ha spostato l’esterno sinistro, che fino ad allora aveva un po’ deluso nel suo ruolo naturale, al centro al fianco di Salvalaggio, altro giocatore che in pochi in estate avrebbero preso in considerazione per una maglia da titolare in questa squadra. Capita invece che i due, là dietro, non se la cavino proprio malaccio e lo Spezia, partita dopo partita, chiude la saracinesca davanti ad Aprea prima e Mozzachiodi (e Bertagna a Sesto San Giovanni) dopo. I bianchi non perdono più, al massimo pareggiano, e là dietro “Salva&Scanta” piacciono sempre di più. L’ex reggiano ha rapidità e senso della posizione, oltre ad una discreta visione di gioco in fase di impostazione. Caratteristiche che si sposano bene con quelle del filiforme difensore di Castelnuovo Magra. Quest’ultimo è un esempio di professionalità che non passa inosservato agli allenatori, tanto meno ad uno come D’Adderio che certe cose le mette al primo posto. Salvalaggio va avanti con la sua storia che fa tanto bene al calcio e con quell’umiltà, in campo e fuori, che diventa presto un marchio di fabbrica. Difensori come lui sembrano intagliati nel legno apposta per stare in un teatro come il Picco: nell’arena spezzina sono a loro agio e lei, l’arena, sembra ricambiare compiaciuta. Dopo una carriera spesa sui campi di Serie C e caratterizzata dalla lunga parentesi alla Pro Patria (8 campionati), Salvalaggio sembrava aver trovato la collocazione per un’onorevole fine carriera in D, al FoCe Vara. Poi, due anni fa, la retrocessione in Eccellenza della squadra della Val di Vara sembra porre i presupposti per il ritiro, ma non è così. Lo chiama lo Spezia, decaduto dalla B alla D, e quest’anno arriva la meritata riconferma ed addirittura il primato, con lui protagonista in mezzo alla difesa. Sarà strana la vita ma queste sono storie di calcio che fanno bene.









