
PRO
Vecchio Picco. Finalmente si può tornare a mettere il pubblico aquilotto tra le note positive: 4200 spettatori sono un numero importante, di quelli consoni ad una squadra prima in classifica in una città appassionata di calcio. Bel clima davvero, peccato solo per la prestazione della squadra che, complice le molte assenze, si è espressa al di sotto delle ultime performance. Una disdetta perché molti tra coloro che si presentavano per la prima volta dopo tanto tempo non sarà semplice riaverli, sebbene alla penultima ci sia uno Spezia-Alghero da brividi.
Difesa. Tante volte sul banco degli imputati, stavolta protagonista in positivo. In un match tutto in salita il reparto arretrato non ha sbandato se non in un’occasione, quando nel primo tempo al Pavia è stato negato il gol in rapida successione dalla traversa, da Enow e da Aprea. La coppia centrale formata da Scantamburlo e Milone, però, ha mostrato concentrazione, nervi saldi e buon affiatamento, tutte doti necessarie per chiudere ogni spazio agli avanti pavesi. In una corsa ad ostacoli come è stata la partita con il Pavia, la ritrovata ispirazione difensiva di Milone e Scantamburlo è giunta proprio come il cacio sui maccheroni.
Primato. Solo un punto ma pesante. Già, perché quando le giornate cominciano ad essere poche trovarsi in testa è un valore aggiunto non da poco. Giocare sapendo che sono gli altri a doversi preoccupare di quanto hai fatto può essere fattore determinante. Chiaro che essere stati a +3 sarebbe risultata tutta un’altra storia proprio all’imbocco del vialone finale, però è così che la storia del campionato in corso ha voluto ed allora ecco che la squadra di D’Adderio ha ora 3 gare per cercare di allungare in vista del terribile tris di fine torneo.
CONTRO
Lazzaro. Ovvio che la ‘copertina’ della negatività spetti al bomber principe del campionato. “Fratture composte dei processi trasversi di 3 vertebre” recita impietosa la prognosi ospedaliera. In parole meno tecniche ma se possibile più allarmanti, questa perifrasi sa di campionato finito, anche perché le partite restanti sono ormai una manciata salvo inopportune code. Mancherà allo Spezia il suo potenziale di gol e la sua presenza sul fronte d’attacco. Toccherà probabilmente a Beretta raccogliere il testimone al centro dell’attacco e ci vorrà una versione migliore dell’ex monzese rispetto a quella vista contro il Pavia. Più spazio e responsabilità, però, anche per Moro e soprattutto quel Cesarini fin qui centellinato ma ora più che mai necessario alla causa.
Infortuni. D’accordo che la rosa è ampia e le scelte molteplici, ma fare a meno quasi di un intero reparto titolare, in questo momento della stagione, non è esattamente il modo giusto per avvicinarsi alle gare decisive. Il bello è che ogni qual volta lo Spezia torna dalla pausa, costringe il proprio mister a fare la conta. Meno male che di qui alla fine non ci si ferma più…
Vecchio Picco. Finalmente si può tornare a mettere il pubblico aquilotto tra le note positive: 4200 spettatori sono un numero importante, di quelli consoni ad una squadra prima in classifica in una città appassionata di calcio. Bel clima davvero, peccato solo per la prestazione della squadra che, complice le molte assenze, si è espressa al di sotto delle ultime performance. Una disdetta perché molti tra coloro che si presentavano per la prima volta dopo tanto tempo non sarà semplice riaverli, sebbene alla penultima ci sia uno Spezia-Alghero da brividi.
Difesa. Tante volte sul banco degli imputati, stavolta protagonista in positivo. In un match tutto in salita il reparto arretrato non ha sbandato se non in un’occasione, quando nel primo tempo al Pavia è stato negato il gol in rapida successione dalla traversa, da Enow e da Aprea. La coppia centrale formata da Scantamburlo e Milone, però, ha mostrato concentrazione, nervi saldi e buon affiatamento, tutte doti necessarie per chiudere ogni spazio agli avanti pavesi. In una corsa ad ostacoli come è stata la partita con il Pavia, la ritrovata ispirazione difensiva di Milone e Scantamburlo è giunta proprio come il cacio sui maccheroni.
Primato. Solo un punto ma pesante. Già, perché quando le giornate cominciano ad essere poche trovarsi in testa è un valore aggiunto non da poco. Giocare sapendo che sono gli altri a doversi preoccupare di quanto hai fatto può essere fattore determinante. Chiaro che essere stati a +3 sarebbe risultata tutta un’altra storia proprio all’imbocco del vialone finale, però è così che la storia del campionato in corso ha voluto ed allora ecco che la squadra di D’Adderio ha ora 3 gare per cercare di allungare in vista del terribile tris di fine torneo.
CONTRO
Lazzaro. Ovvio che la ‘copertina’ della negatività spetti al bomber principe del campionato. “Fratture composte dei processi trasversi di 3 vertebre” recita impietosa la prognosi ospedaliera. In parole meno tecniche ma se possibile più allarmanti, questa perifrasi sa di campionato finito, anche perché le partite restanti sono ormai una manciata salvo inopportune code. Mancherà allo Spezia il suo potenziale di gol e la sua presenza sul fronte d’attacco. Toccherà probabilmente a Beretta raccogliere il testimone al centro dell’attacco e ci vorrà una versione migliore dell’ex monzese rispetto a quella vista contro il Pavia. Più spazio e responsabilità, però, anche per Moro e soprattutto quel Cesarini fin qui centellinato ma ora più che mai necessario alla causa.
Infortuni. D’accordo che la rosa è ampia e le scelte molteplici, ma fare a meno quasi di un intero reparto titolare, in questo momento della stagione, non è esattamente il modo giusto per avvicinarsi alle gare decisive. Il bello è che ogni qual volta lo Spezia torna dalla pausa, costringe il proprio mister a fare la conta. Meno male che di qui alla fine non ci si ferma più…






